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Una
tradizione estrattiva del calcare in paese risaliva in età
remote, ma la lavorazione della calce era effettuata con piccole
fornaci che funzionavano solo stagionalmente ed occupavano pochi
addetti. Solo con la costruzione dei forni a ciclo continuo, dalla
metà dell’ottocento in avanti, i grandi investimenti
fatti dai proprietari e dai concessionari diedero dimensioni di
rilievo alle imprese. Il paese si qualifico’ per un’alta
concentrazione di impianti moderni, produttori di ottimo materiale,
e diede lavoro ad una nuova classe di abili operai.
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A
cavallo tra i due secoli, le ditte che lavoravano la calce erano
una decina. I forni erano accesi, in generale, a pochi passi dalla
riva del lago e dai moli ai quali attraccavano i barconi che assicuravano
il trasporto più facile lungo le vie d’acqua fino a
Milano. Lo sfruttamento più intenso duro’ alcuni decenni
e poi il progresso porto’ a soffocare questa attività.
L’ultima fornace chiuse verso il 1960. Oggi restano squarci
biancheggianti che si scorgono da lontano, tracce evidenti dell’estrazione
sui fianchi della collina, che mostreranno sempre i segni delle
dure lotte dei minatori contro il sasso.
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Non
pochi dei vecchi forni che circondavano i due colli di Ispra sono
crollati sotto il peso degli anni o per l’azione demolitrice
dell’uomo. Alcuni sono strati trasformati, con gusto, il belle
residenze private. Pochi sopravvivono, in diverse condizioni, e si
pongono come interessanti memorie di archeologia industriale. |
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